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La lettera alla chiesa di Laodicea

Dono da chiedere nella preghiera

  • Conoscermi come Dio mi conosce
  • Fare esperienza del suo amore puro come l’oro
  • Non aver paura a farlo entrare nella mia vita

All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi: “Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio. 15Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! 16Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. 17Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. 18Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. 19Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. 20Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. 21Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. 22Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”.

Punti per la meditazione

  • Colui che parla non è un giudice spietato, ma il Testimone degno di fede e veritiero e sopratutto colui che ha creato il mondo, con generosità, fantasia e desiderio di condivisione. Un conto infatti è essere rimproverati da un freddo burocrate o da un fervido amante.
  • Il suo rimprovero è volto alla crescita. È il genitore che insegna al figlio a camminare, ad entrare nella vita, che desidera per lui il meglio. È l’amante che alla luce dell’amore vede ciò che l’altro ha dimenticato. Vede come l’altro può diventare e non si rassegna alla sua mediocrità.
  • La tiepidezza è un inganno che l’amante vuole svelare. Nella vita naturale e a maggior ragione in quella spirituale non si può rimanere ‘neutri’, né caldi né freddi. O si avanza o si retrocede. Nello stallo ci si affida a ciò che luccica, ma che non è la vera ricchezza e che presto mostrerà il suo volto ingannevole. Per questo l’amante è arrabbiato: non sopporta di vedere il suo amato cadere vittima di raggiri e illusioni che presto lo deluderanno.
  • Ecco l’invito a cambiare, a non rassegnarsi e a comprare oro purificato dal fuoco, ovvero a lasciarsi nuovamente amare dall’amore crocifisso di Gesù. È in questa esperienza che il cuore inquieto può capire e rigustare la pace vera, quella pace che nasce dalla consapevolezza di essere amati gratuitamente, prima e indipendentemente dalle proprie prestazioni.
  • Lui desidera darci un vestito nuovo, far sì che la nostra vita cambi, e così possiamo vedere le cose in un modo nuovo. Per questo serve il collirio, come nella creazione attraverso la luce si potevano vedere tutte le cose, così ora attraverso la medicina del suo spirito possiamo vedere tutta la realtà in modo nuovo: capire ciò che ci sembrava oscuro, scoprire una via lì dove non immaginavano che ce ne fosse una.
  • Lui vuole tutto questo per noi, ma non si impone lo suggerisce, lo provoca, suonando al campanello della nostra vita. Lascia a noi decidere se guardarlo dallo spioncino della porta, se aprirgli tenendo però la catena all’uscio per paura che entri, se rimanere sulla soglia, oppure se lasciarlo entrare per fare di nuovo l’esperienza dei due di Emmaus che, accoltolo nella loro casa, lo riconobbero allo spezzare del pane e il loro cuore arse di gioia (Lc 28-35).

 

  • Testo di Marco Tibaldi
  • Nella foto: rovine del sito di Laodicea, foto di Felice Antignani