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Nel deserto la creazione

Il deserto è anzitutto un luogo adatto per poter gustare il senso della creazione. Nel deserto infatti, nell’esperienza concreta della “privazione” o nelle rare oasi che si incontrano, si possono apprezzare meglio i tanti aspetti del mondo che ci circonda, dalle piante all’acqua, agli animali, all’“altro” che si trova accanto a noi, che spesso diamo per scontati.

Il deserto è poi il luogo adatto per riscoprire cosa è essenziale e cosa non lo è; è infine il luogo adatto per ritrovare, nel silenzio di tutte le cose, chi siamo veramente, ascoltando la voce di colui che ci è Padre. Leggere e pregare la Parola nel deserto ci aiuterà quindi a riscoprire la bellezza e la bontà dei tanti doni che il Creatore ci ha dato, a cominciare da quello più prezioso di tutti: la vita.

Dono da chiedere nella preghiera:

  1. La lode per i tanti doni che Dio ci ha fatto, in particolare quello di essere sua immagine e somiglianza
  2. Gustare la fantasia e la generosità del Creatore

Gen 1,1-31

1In principio Dio creò il cielo e la terra. 2La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. 3Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. 4Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. 5Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo.

6Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».7Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. 8Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

9Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. 10Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide che era cosa buona.11Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. 12E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. 13E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

14Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni 15e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne. 16E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. 17Dio
le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona. 19E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

20Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». 21Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. 22Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». 23E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

24Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. 25Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. 26Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 27E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. 28Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». 29Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. 30A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

Gen 2,1-2

1Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. 2Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.

Meditazione

1. «In principio»: la prima parola della Bibbia e del libro della Genesi non è stata scelta a caso. In principio non significa tanto “all’inizio”, ma “in origine”, che potremmo tradurre anche con “in profondità”. Ciò che accade in principio è ciò che accade sempre, è la realtà come Dio l’ha pensata e voluta ieri, oggi e domani. È il primo dono che Dio ci fa aprendoci il suo cuore: ci vuol far sapere come ha voluto e pensato il mondo con al suo vertice l’uomo e la donna.

2. «Ora la terra era informe e deserta». Chi ha scritto questi passi per descrivere il punto di partenza della creazione aveva in mente luoghi come il deserto, in cui la terra sembra non avere forma e dove non c’è vita, ma solo calore e polvere. Questo luogo può essere un simbolo anche per descrivere come ci troviamo noi molte volte. Talvolta ci sentiamo come un deserto, vuoti, spenti, senza vita, avvolti in un abisso di tenebre e caos. Possono essere le preoccupazioni, le malattie, gli insuccessi, le tante occasioni in cui ci ritroviamo confusi. Ebbene, proprio come ha fatto «in principio» Dio anche oggi plana sul nostro caos con il suo Spirito, per non lasciarci soli ma per dire la sua parola: «Sia la luce». Dio non ci vuole lasciare nella confusione, ma vuole illuminare la nostra vita, per mettere ordine nel caos, separando gli elementi come ha fatto nella creazione.

3. «E Dio vide che era cosa buona»: è un ritornello che si ripete lungo i giorni della creazione. A volte siamo tentati di pensare che qualcosa in noi sia sbagliato, che siamo fatti male. Dio ci invita ad avere il suo sguardo sul mondo: uno sguardo di ammirazione e di benedizione. Ci invita a riscoprire la capacità di osservare, ci ammonisce a non essere dei pellegrini distratti lungo il viaggio della vita, per saper cogliere tutto ciò che c’è di bello, di buono e di vero.

4. Al vertice del creato, Dio ha posto la coppia umana, l’uomo e la donna, chiamati ad essere «sua immagine e somiglianza». A differenza di tutte le altre culture antiche, in cui l’immagine di Dio era affidata agli astri, come il sole per gli egiziani, o agli animali più forti, come il toro o il leone, nella Bibbia Dio si affida agli esseri apparentemente più fragili di tutti: l’uomo e la donna. Con questo gesto da lui stesso definito «molto buono» ci vuol far capire molte cose. Quella più importante è che lui non è come noi talvolta ce lo immaginiamo: un sovrano potente e distaccato dal mondo. Al contrario, l’immagine più efficace per cercare di capire chi è e come ragiona è proprio l’amore tra un uomo e una donna. Un amore che è chiamato alla missione più difficile: fare armonia della diversità, senza distruggere o sottomettere l’altro, come purtroppo spesso è accaduto lungo la storia. In secondo luogo, Dio invita la coppia umana a essere sua rappresentante nel creato, ad avere un rapporto positivo con gli altri beni, a non stravolgerne l’uso. E infine benedice la sua unione, affidandole il compito affascinante di trasmettere la vita e diffondere così l’amore.

5. Dio infine cessa di creare, si sa riposare nel «settimo giorno». Questo giorno in cui apparentemente non si fa nulla è quello più importante perché è il giorno in cui viene svelato lo scopo della creazione avvenuta negli altri sei. Si tratta del riposo, della festa che implica la relazione con gli altri e con il Creatore. Interrompendo le attività feriali, occorre infatti ricordare chi le ha volute e perché, altrimenti se ne smarrisce il senso e si può essere tentati di pensare di essere stati noi a creare tutto, o peggio che il creato si sia fatto da solo o per caso.

Testo di M. Tibaldi, La Porta del cielo, ETS, Milano 2013.

Foto di Benh LIEU SONG, Cappadocia Balloon Inflating, 2010 (license Creative Commons)