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I primi passi di Paolo

Paolo era un giudeo nato in Cilicia (a Tarso) da una famiglia di fedele osservanza ebraica (cfr. Fil 3,5-6). La forte formazione ebraica lo rende credente convinto e difensore della propria fede. Completò gli studi a Gerusalemme (divenne un rabbino) e poi faceva il costruttore di tende.

La sua fede di ebreo lo porta a mettere al centro la Torah come sacramento dell’alleanza. Fare i precetti esteriori della Legge è lo strumento per osservare il cuore interiore della Legge (l’ascolto e l’amore per Dio), dunque per mantenersi dentro quel rapporto di relazione fondamentale che Dio ha instaurato con l’uomo e impegnarsi con tutto se stesso per custodirlo gelosamente.

Paolo non conobbe personalmente Gesù, ma sentì parlare Stefano (cfr. At 7). Questa esperienza fu shockante, tanto da infuriarlo (Stefano aveva espressioni che egli riteneva blasfeme contro la Torah e contro il Tempio) e renderlo zelante nel perseguitare la nuova fede. Il cristianesimo minava, nella percezione di Paolo, le basi del giudaismo. Paolo si spende tutto per ciò in cui crede.

Ma seguiamo il suo racconto autobiografico nella lettera ai cristiani della Galazia (Gal 1,13 – 2,14). Si tratta del passo autobiografico più lungo che troviamo nelle lettere di Paolo e riguarda il suo primo periodo di cammino dentro la fede in Cristo.

Gal 1,13-17:

13Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, 14superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. 15Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque 16di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, 17senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.

Paolo non presenta la sua come una conversione (non cambia religione, visto che i cristiani si sentono totalmente in continuità con la tradizione giudaica… il cristianesimo è la forma definitiva del giudaismo), ma sempre come un incontro col Risorto (“mi rivelò suo Figlio”, non “una notizia, un messaggio”). Certamente si trattò di un atto di totale inserimento/relazione in Cristo, un gesto di pura grazia. Gesù irrompe nella sua vita, senza nessun tipo di mediazione umana (nemmeno quella degli apostoli!). Prima di questo incontro non era un frustrato religiosamente, ma la sua adesione di fede era convinta e gioiosa. Ora però Paolo si scoprì dotato di grande dignità, perché il Signore si mostrò a lui. Paolo si scoprì valente perché amato da Dio e posto, nonostante il suo passato di oppositore, alla pari degli apostoli che incontrarono Gesù (anche lui ci tiene a definirsi “apostolo”: Rm 1,1).

Gal 1,18-24:

18In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; 19degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. 20In ciò che vi scrivo – lo dico davanti a Dio – non mentisco. 21Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilìcia. 22Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; 23avevano soltanto sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». 24E glorificavano Dio per causa mia.

Lo stesso entusiasmo di un tempo Paolo lo mette al servizio di Gesù. Inizia ad annunciare ovunque la fede che un tempo voleva distruggere.

Probabilmente Paolo continuava a ripetersi: «Il mio Signore ha voluto incontrare addirittura me, (1Cor 15,8: “ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto!!!”), il peggiore di tutti perché perseguitavo la sua Chiesa. Davvero ha amato tutti e desidera lasciarsi incontrare da tutti. Davvero il Dio biblico della grazia (il Dio di Abramo e di Mosè) in Gesù Cristo si è fatto scandalosamente disponibile a tutti senza eccezioni (anche allo straniero, al pagano e al peccatore)».

Decide così, confrontandosi con Pietro e Giacomo a Gerusalemme, di annunciare il Dio della grazia ai più lontani, cioè ai pagani. Il Dio della grazia non chiede nulla. E si dà a tutti.

La circoncisione della legge antica era un segno distintivo del popolo eletto (stava a significare un evento religioso: l’alleanza tra Dio e il suo popolo) e un aiuto (ti ricordava l’alleanza); non era un’opera da compiere per ottenere la salvezza. Ma col tempo stava perdendo il suo significato pregnante e, tra alcuni ebrei, cominciava ad assumere un significato estraneo alla volontà di Dio: in quanto segno distintivo del popolo eletto, era anche segno di preferenza accordata da Dio; ma una preferenza esclusiva, come se solo il popolo ebraico dovesse essere destinato alla salvezza! La falsa convinzione (presente dentro la prassi di alcuni ebrei, soprattutto quelli di Gerusalemme e dintorni) che solo Israele poteva mantenere una relazione coinvolgente e ricca con l’unico Dio portò alcuni a pensare che solo i circoncisi potevano accogliere il Dio vero.

Ora, furono alcuni ebrei ad accogliere per primi il messaggio di Cristo e, tra essi, alcuni si lasciarono influenzare da queste convinzioni serpeggianti in certi ambienti ebraici. Cosicché, per essi, poteva accogliere Cristo, il Messia atteso del Dio vero, solo un membro del popolo eletto o, almeno, uno che avesse deciso di farne parte (attraverso il segno distintivo della circoncisione). Come se bisognasse pagare un biglietto di ingresso per entrare nel luogo dove Dio salva…ma Dio salva ovunque!

Fu subito chiaro per Paolo che tutto quanto avesse preso una piega “nazionalistica” non doveva più far parte della fede… Infatti l’evento Gesù era stato affermazione della volontà di Dio di darsi a tutti, senza distinzione e senza parzialità.

Fu dunque Paolo, ebreo nato lontano da Gerusalemme, che aveva respirato un clima di maggiore apertura agli altri popoli e alla cultura pagana, la persona migliore (anche secondo il giudizio di Pietro e Giacomo, le colonne di Gerusalemme) per annunziare il vangelo ai pagani (=Gentili). Ad essi non andava richiesta la circoncisione, ma solo la fede nel Cristo e il comportamento che ne consegue.

Gal 2,1-10:

1 Quattordici anni dopo, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito: 2vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano. 3Ora neppure Tito, che era con me, benché fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere; 4e questo contro i falsi fratelli intrusi, i quali si erano infiltrati a spiare la nostra libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi; 5ma a loro non cedemmo, non sottomettendoci neppure per un istante, perché la verità del Vangelo continuasse a rimanere salda tra voi.

6Da parte dunque delle persone più autorevoli – quali fossero allora non m’interessa, perché Dio non guarda in faccia ad alcuno – quelle persone autorevoli a me non imposero nulla. 7Anzi, visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – 8poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti – 9e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. 10Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare.

Se il polo di evangelizzazione tra i giudei era Gerusalemme (facente capo a Pietro e Giacomo), Antiochia sull’Oronte divenne il quartier generale di Paolo: di lì egli partiva per i suoi viaggi missionari tra i pagani (prima la Turchia e poi la Grecia). Ma in un’occasione ci fu un dissidio tra Paolo e Pietro…

Gal 2,11-14:

11Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto. 12Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. 13E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. 14Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?».

Pietro ad Antiochia iniziò a evitare i cristiani provenienti dal paganesimo come se fossero impuri (visto che non rispettavano tutte le norme giudaiche dalle quali il cristianesimo si stava affrancando). In quel momento apparve chiaro come nemmeno lo stesso Pietro avesse digerito bene questa spinta di apertura che la fede in Cristo attraverso l’opera di Paolo aveva preso. Pietro stesso era convinto della bontà delle decisioni prese con Paolo (egli stesso aveva battezzato i primi incirconcisi: At 10,48), ma forse ogni tanto riaffiorava in lui un po’ di nazionalismo giudaico o la volontà di non parlare chiaramente e a muso duro con quanti erano ancora affascinati dal privilegio di Israele.

In questo episodio, che Paolo stesso ci tiene a raccontare, affiora tutta la sua schiettezza. Una volta conosciuto il vangelo di Gesù e tutte le conseguenze che esso comporta, non è più disposto a nessun compromesso. Non teme di venire ai ferri corti nemmeno con Pietro e Giacomo. Non teme di perdere alcune posizioni acquisite, la fiducia, l’immagine, la stima. Semplicemente afferma quella verità che lui stesso ha sperimentato sulla sua carne, senza reticenze.

  • Testo di fra Mirko Montaguti ofm-conv