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Tarso
Tarsus

Nel XVI secolo a.C. Tarso era un centro importante (forse la capitale) del regno di Kizzuvatna, vassallo dell’impero ittita. Nei secoli IX-VII era tributaria degli Assiri, che la menzionano nell’obelisco nero di Salmanassar III (832 a.C.) e nel cilindro di Sennacherib (696 a.C.). Cadde poi sotto i Persiani e, conquistata da Alessandro Magno nel 333, passò ai Seleucidi che, per circa un secolo, la chiamarono “Antiochia presso il Cidno”.
Nel 170 a.C. gli abitanti di Tarso e della vicina Mallo si ribellarono contro Antioco IV Epifane che aveva donato le due città alla sua concubina Antiochide (cfr. 2 Mac 4,30). Vinti i pirati cilici, nel 64 d.C. Pompeo incorporò la città nella provincia romana della Cilicia, che nel 51 avrà come proconsole Cicerone. Oggetto di benefici da parte di Cesare, di Antonio (che la dichiarò “città libera”) e di Augusto, che la fece governare successivamente da due suoi amici tarsensi (gli stoici Atenodoro  e Nestore), Tarso divenne un centro culturale in grado di superare anche Atene e Alessandria. Rimase dominio bizantino – se si eccettua la parentesi araba degli anni 831-965 – fino al 1199, quando entrò a far parte del regno della Piccola Armenia o Cilicia. Occupata dai Mamelucchi nel 1375, nel 1515 fu aggregata all’impero ottomano da Selim I.Vestigia romane. La porta romana è il troncone di un’arcata di quella che è detta Porta di San Paolo o Porta di Cleopatra. Si apre verso occidente mettendo in comunicazione la città di Tarso con Mersin. Resti di una strada romana sono ben evidenziati nel centro città; rimangono inoltre vestigia del teatro e delle terme. Di origine romana è anche il pozzo, largo circa 1 m e profondo 38 m, che la tradizione ha ribattezzato Pozzo di San Paolo perché sorgeva nella zona giudaica della città.
Il Cidno. «Senza strepito, azzurro, lievemente serpeggi con calme acque pel letto». Così Tibullo cantava il fiume che con le sue sabbie ha privato Tarso del suo antico porto marino e scorre adesso a qualche chilometro dalla città. Curzio Rufo (I secolo d.C.) descrive il malore allarmante da cui Alessandro Magno, poco prima della battaglia di Isso, fu colto a Tarso per essere sceso, accaldato, nelle acque gelide del fiume (altri danno come causa dell’improvviso malessere le fatiche della guerra). Nella Vita di Antonio (26), Plutarco (46-127 d.C.) descrive la fatale Cleopatra che nel 41 a.C. fa il suo fantasmagorico ingresso a Tarso sulle acque del Cidno per incontrare il triumviro romano. L’imperatore Giuliano l’Apostata (IV secolo) fu sepolto in un mausoleo sulle rive del fiume (i suoi resti, però, sarebbero presto stati trasportati a Costantinopoli).
Le moschee. La facciata interrotta bruscamente dal minareto e l’arco gotico che si intravede sulla porta lasciano intuire che la Eski Cami o moschea vecchia fosse una chiesa (probabilmente armena). Laddove sorgeva la prima cattedrale (intitolata a san Paolo), invece, nel XVI secolo i musulmani eressero la moschea grande (Ulu Cami), inglobando alcuni elementi dell’edificio precedente.
San Paolo. Arrivati in città, la memoria va subito a uno dei suoi figli più illustri: san Paolo, originario e cittadino (in stretto senso giuridico) di Tarso (cfr. At 23,3; 21,39). L’apostolo vi dimorò per diversi anni dopo la conversione (9,30), fino a che non venne condotto ad Antiochia da Barnaba (11,25). Verosimilmente ripassò per la sua città natale all’inizio del secondo viaggio missionario (15,41).
Presenza cristiana. Invano oggi si cercherebbero in città le tracce del suo antico passato cristiano. A parte i resti delle due chiese convertite in moschee, rimane ben poco. In anni recenti è però stata recuperata la chiesa di San Paolo, oggi museo, nel quale è possibile celebrare la messa previa richiesta di permesso e pagamento di un biglietto d’entrata. Alcune suore, tra i pochissimi cristiani rimasti a Tarso, accolgono i pellegrini e forniscono il necessario per la celebrazione.

  • Nella foto: vecchie caso di Tarso.
  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari paolini, Milano 2015