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San Salvatore in Chora
Istanbul

La prima costruzione di questa splendida chiesa risale al IV secolo. Fu edificata fuori dalle mura di Costantino (da cui il nome Chora, che in greco significa “in campagna, fuori città”), ma già nel V secolo fu integrata all’interno delle mura. Nel corso del tempo ha subito diversi interventi. Verso la fine dell’XI secolo fu fatta restaurare da Maria Ducaina, suocera dell’imperatore Alessio Comneno (1081-1118) e fu dedicata a Gesù Salvatore. Per cause ancora sconosciute l’edificio fu distrutto per poi rinascere ad opera di Isacco Comneno, il figlio più giovasanne dell’imperatore. Durante le incursioni dei crociati (1204-1261) il complesso (monastero e chiesa) subì danneggiamenti. L’opera di restauro e di ampliamento successivi, con l’aggiunta dei mosaici e degli affreschi, si deve a TeodoroMetochite, gran cancelliere del Tesoro. I lavori, che si protrassero dal 1303 al 1328, conferirono alla chiesa la fisionomia attuale. Durante l’assedio dei Turchi vi fu portata dalla chiesa Hodighitria l’icona della Vergine, protettrice della città.
Nel 1511 fu adibita a moschea col nome di Kariye. Nel 1948 venne trasformata in museo. Il complesso consta di quattro parti interconnesse: la chiesa vera e propria, un nartece interno (lato ovest), uno esterno (esonartece, a sinistra del primo) e un paracclesion (o cappella laterale, usata soprattutto per liturgie funebri) che si sviluppa per tutta la lunghezza della chiesa sul lato meridionale. Le parti più antiche della chiesa, il nartece e la sala centrale, poggiano sulle fondamenta di un edificio più antico.
Dal punto di vista plastico le figure umane dei mosaici e degli affreschi che rivestono i vari ambienti appaiono alte e snelle, felice risultato dell’applicazione del canone di Lisippo, il grande scultore dell’antichità che, nel realizzare la statua di un uomo, seguiva la proporzione di 1 a 9 tra le testa e il corpo. Le figure sono disposte secondo i principi della prospettiva. Per i personaggi principali è stata sceltala rappresentazione frontale, mentre quelli di secondo piano sono posti di profilo. L’effetto di profondità è stato realizzato con il ricorso alla raffigurazione sullo sfondo di elementi architettonici, paesaggi e rocce. Le scene appaiono vivaci, riuscendo a trasmettere il senso della vita quotidiana. Si nota una particolare cura nel conferire ai volti un’espressività che si adatti alle diverse scene. A San Salvatore in Chora si trova una delle più belle raffigurazioni del Cristo.
La lunga teoria dei mosaici dei narteci (esterno e interno) rappresenta la vita di Gesù Cristo e della Vergine. Per il numero di episodi, la ricchezza dei colori e i dettagli sono considerati unici fra tutte le chiese bizantine. Le scene si ispirano in genere ai quattro Vangeli canonici, ma per la nascita di Maria e la sua infanzia gli artisti non hanno disdegnato di rifarsi agli apocrifi. Gli episodi si susseguono in ordine cronologico, anche perché l’iconografia, per mezzo delle rappresentazioni, aveva come scopo quello d’insegnare il Vangelo agli analfabeti e ai poveri.

  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari paolini, Milano 2015