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Moschea Blu
Istanbul

Tra le cinquecento e più moschee che innalzano verso il cielo di Istanbul un migliaio di minareti, la Sultan Ahmet Camii è la principale, anche se non la più splendida. Il primo posto per raffinata bellezza e magnificenza spetta alla moschea di Solimano I costruita da Sinan (1557), mentre quella di Beyazit (1505) è la più antica tra quelle ancora esistenti Come tutti i luoghi sacri dell’islam destinati alla preghiera e all’istruzione religiosa, la moschea del Sultano Ahmet, eretta dal 1609 al 1616 e appartenente al periodo classico dell’arte ottomana (secoli XVIXVII), si compone di minareti, atrio porticato e sala di preghiera. I minareti, poligonali, sono sei, uno in meno della moschea della Mecca. L’atrio conta 26 colonne di granito che sorreggono 30 cupolette, e presenta al centro una fontana esagonale per le abluzioni (sadirvan). Sulla grandiosa semplicità della sala della preghiera – un quadrato di 43 m per lato – si eleva a 43 m di altezza una cupola di 27 m di diametro, sorretta con quattro semicupole da quattro pilastri scanalati di cinque metri di circonferenza. Il nome di Moschea blu deriva dalle sfumature verdi e blu delle preziose maioliche che tappezzano i muri della sala, sfumature che, alla luce filtrante attraverso le 260 finestre, si stendono anche sul marmo bianco di Marmara del mihrab (la nicchia che indica la direzione della Mecca) e del mimber (pulpito) e sulla loggia del sultano. Dalla Moschea blu solevano mettersi in viaggio per la Mecca le carovane sacre recanti i doni del sultano.

  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari paolini, Milano 2015