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Mileto

Colonia ionica del IX secolo a.C., fu la più ricca città della Decapoli nei secoli VII e VI. Nel 499 a.C. capeggiò l’insurrezione ionica e venne distrutta nel 494 dai Persiani. Ciò secondo Erodoto (Storie VI, 21) fu considerato ad Atene disastro nazionale: «Gli Ateniesi dimostrarono chiaramente in molti modi d’esser rimasti assai addolorati per la presa di Mileto, e particolarmente per opera di Frinico, che aveva composto una tragedia sulla presa di Mileto e l’aveva rappresentata, il teatro scoppiò in pianto, e gli fu imposta una multa di 1000 dracme perché aveva ricordato sventure nazionali, e fu imposto che nessuno più mettesse in scena un tale dramma». Liberata nel 479 a.C. dalla dominazione persiana e ricostruita secondo il sistema urbanistico del concittadino Ippodamo, Mileto entrò nella lega
delio-attica per poi ricadere di nuovo sotto i Persiani. Nel 334 fu conquistata da Alessandro Magno. Passò poi ai Seleucidi, agli Attalidi (190) e nel 133 a.C. ai Romani, che la incorporano alla provincia di Asia. La città riacquistò parte dell’antico splendore, soprattutto ai tempi di Augusto e di Adriano. Sede arcivescovile in età bizantina, fu occupata dai Selgiuchidi nell’XI secolo, finché nel 1424 divenne possedimento definitivo degli Ottomani con Murat II. Fu città natale d’illustri filosofi, scienziati e letterati. Nel VI secolo a.C. vi troviamo Talete, il creatore della ricerca scientifico-filosofica, che fissò l’acqua quale causa unica della realtà molteplice; Anassimandro, astronomo e geografo, che identificò tale causa universale con un principio infinito, indeterminato; Anassimene, che la individuò invece nell’aria; lo storico e geografo Ecateo, precursore di Erodoto; il poeta Focilide. Nel V secolo a.C. ricordiamo Leucippo, fondatore della scuola atomistica di Abdera, e Dionisio, autore della prima storia orientale; nel II secolo Aristide, famoso per le sue novelle erotiche.

Resti ellenistici e romani. Dedicato ad Apollo Delfico, e per questo conosciuto come Delfinio, questo famoso recinto sacro colonnato con un altare circolare sul fondo fu costruito in età ellenistica (IV secolo a.C.) e restaurato in epoca romana sotto Adriano (II sec. d.C.). Oltre al tempio ionico di Atena (V sec. a.C.), al tempietto di Roma e Augusto (I sec. d.C.) e al Serapeio
(III sec. d.C.), la città dai quattro porti presenta ancora mura tra il VII sec. a.C. e il VI d.C.; quattro porte, tra cui la “porta sacra” e la “porta dei leoni”; tre agorà ellenistiche porticate in stile dorico; gli edifici termali di Gneo Virgilio Capitone (II sec. d.C.) e di Faustina (i resti di queste ultime, donate dalla moglie di Marco Aurelio a Mileto, sono davvero imponenti); un ninfeo del I sec. d.C.; un ginnasio con palestra e uno stadio, entrambi del secolo II a.C. Di grande interesse, inoltre, il bouleuterion (edificio che ospitava il consiglio – boulé – delle antiche polis greche) a pianta rettangolare, per cinquecento consiglieri, edificato nel II sec. a.C. e dedicato ad Antioco IV Epifane; e il grandioso teatro (secoli II-III d.C.) per 25 mila spettatori, nel quale due colonne mostrano ancora il posto riservato all’imperatore, e una iscrizione designa il «luogo assegnato ai Giudei, detti pure credenti in Dio».

San Paolo. L’Apostolo passò di qui al rientro dal suo terzo viaggio missionario (58 d.C.). Dato che si sarebbe fermato solo per pochi giorni, fece venire apposta da Efeso gli «anziani della Chiesa» per rivolgere a loro il proprio messaggio di vicinanza pastorale e di saluto (cfr. At 20,17-38). Questo discorso, l’unico pervenutoci tra quelli indirizzati da Paolo ai soli cristiani,
è stato definito anche il suo “testamento spirituale”, per la vibrante partecipazione, il sentimento di ciò che l’attende a Gerusalemme e l’apologia del proprio operato: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio. Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi» (At 20,18-31). Paolo avrebbe però fatto ritorno a Mileto (cfr. 2Tm 4,20) e vi avrebbe lasciato Trofimo, un suo discepolo di Efeso che non poté proseguire con lui perché ammalato.

  • Nella foto: particolare dei sedili del teatro di Mileto, forgiati a zampa di felino.
  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari paolini, Milano 2015