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Konya

Col verde smeraldo della sua cupola conica rivestita di maioliche emergenti dal nero di diciotto cupolette ricoperte di piombo, il tekke o convento di Mevlâna appartiene alla magnifica arte musulmana che rende Konya, oasi di verde nella steppa assolata e riarsa dell’Anatolia centrale, una tra le città più interessanti e caratteristiche della Turchia moderna. Centro frigio notevole, caduto poi sotto la dominazione dei Persiani, dei Seleucidi e degli Attalidi, Iconio passò ai Romani nel 133 a.C. in forza del testamento di Attalo III di Pergamo, e fu inclusa nella provincia di Asia. I nomi di Claudiconium e di Colonia Aelia Adriana Augusta Iconiensium con cui è chiamata nei primi due secoli dell’era volgare, testimoniano le sollecitudini munifiche degli imperatori Claudio e Adriano per la città. Konya visse il suo periodo più fulgido nei secoli XI-XIII quando, occupata dai Turchi Selgiuchidi, divenne l’opulenta e dotta capitale del sultanato di Rum. Satellite del vicino sultanato di Karaman dal 1277, due secoli dopo, nel 1467, fu incorporata nell’impero ottomano da Maometto II il Conquistatore.
Museo di Mevlâna. Dopo la soppressione delle confraternite religiose ordinata da Atatürk, questo antico convento (tekke) dei Dervisci danzanti, che solo in minima parte risale al secolo XIII, è dal 1927 un museo. Cuore del vasto complesso architettonico è la magnifica türbe (monumento funerario) del fondatore Mevlâna, un sarcofago di marmo coperto da un broccato d’oro pesante oltre quaranta chili, dono di Maometto II. “Il nostro Maestro” (così s’interpreta il nome di Mevlâna) è il titolo onorifico dato dai discepoli al poeta e mistico Jalāl al-Dīn Rūmī, nato a Balkh in Afghanistan nel 1207 e vissuto a Konya fino alla morte (1273). Abbracciato il sufismo, nell’ardore di penetrare le profondità inaccessibili di Dio, Mevlâna diede origine alla confraternita dei “poveri di Dio” o Dervisci danzanti, destinata a incidere profondamente sulla religiosità islamica e a conseguire grande autorità in sede politica: dal XVII secolo al capo della setta spetterà il compito di cingere la spada al neo eletto sultano ottomano. Enorme fu l’importanza che Mevlâna e i suoi discepoli attribuirono alla musica e alla danza: per abbeverarsi alle fonti d’amore della divinità trascendente non c’è via migliore che rievocare col flauto e altri strumenti, e imitare con la danza vorticosa, l’armonia e il moto delle sfere celesti. Il Museo di Mevlâna contiene il sepolcro del Maestro
(contemporaneo di san Francesco di Assisi) e dei suoi discepoli. Il mausoleo è stato trasformato in un museo d’arte islamica che espone manoscritti, tappeti e strumenti musicali dei Dervisci.

  • Nella foto: la moschea-mauseoleo di Mevlana, soprannome di Gialal al-Din Muhammad Rumi.
  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari paolini, Milano 2015