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Hierapolis
Pamukkale

Fu fondata verso il 190 a.C. da Eumene II di Pergamo (197-159). In seguito al testamento di Attalo III, passò nel 133 ai Romani, che quattro anni più tardi la inglobarono nella provincia
romana di Asia. Risorta dopo il terremoto del 17 d.C. e ricostruita, la città raggiunse grande
splendore nei secoli II e III d.C. Nel XII secolo fu distrutta, probabilmente dai Turchi Selgiuchidi. Oggi a Pamukkale si possono ancora ammirare, tra gli altri, le mura dei secoli IV e V, la porta monumentale del proconsole d’Asia Giulio Frontino (82-83 d.C.), due imponenti edifici termali, un teatro in ottimo stato di conservazione, due grandi ninfei e il tempio di Apollo. In uno stato di conservazione che è certamente il migliore di tutta l’antichità classica, inoltre, lungo la strada conosciuta come “via dei sepolcri” si allineano innumerevoli fosse semplici, sarcofagi, edicole di pietra, ipogei, tumuli circolari.
Le cascate. Costituiscono uno spettacolo “da fiaba”: mille rivoli di acqua ricca di sali di calcio che scivolano lungo le pareti di travertino della montagna e si solidificano, quasi a formare un “castello di cotone” (pamukkale in turco). Gli antichi erano convinti che la grotta da cui sgorgava quell’acqua termale fosse una delle porte del regno infero di Plutone, e la chiamarono appunto “Plutonio”. Ma se a taluni incuteva timore, da altri quell’acqua era utilizzata a scopi industriali, per epurare la lana dei montoni e fissare meglio i colori dei tessuti che rendevano celebre e ricca la città.
Martyrion di San Filippo. Nella sua Storia ecclesiastica (3,31,3) Eusebio di Cesarea (265-340) riporta il brano della lettera in cui il vescovo di Efeso Policrate parla a papa Vittore (189-199) della tomba degli apostoli Filippo e Giovanni, la prima proprio a Gerapoli: «Nell’Asia tramontarono due grandi astri, che risorgeranno nel giorno estremo, allorché il Signore comparirà e verrà con gloria dal cielo a cercare tutti i Santi. Essi sono Filippo, uno dei Dodici, che riposa a Gerapoli insieme a due delle sue figlie invecchiate nella verginità, mentre l’altra, vissuta nello Spirito Santo, è stata sepolta a Efeso; e Giovanni, che posò sul petto del Signore, e che da sacerdote portò la lamina d’oro, martire e dottore ad un tempo, che ha la tomba ad Efeso».
Costruita all’inizio del V secolo in onore dell’apostolo martire di Cristo, la grande chiesa ottagonale dominava la città. Oggi se ne visitano i resti accedendovi tramite una grande scalinata. La nascita di una locale comunità cristiana si deve allo zelo di Epafra, discepolo di Paolo, che fu probabilmente il principale evangelizzatore della regione durante il periodo efesino dell’Apostolo (54-57 d.C.). Gerapoli ospitò anche l’apostolo Filippo e intorno al 130 vide emergere la figura del vescovo Papia, autore di una Esposizione dei detti del Signore (pervenutaci frammentaria) che raccoglie la tradizione orale dei discepoli degli apostoli. Fu vescovo della città anche l’apologista Claudio Apollinare, autore molto prolifico ma del quale non ci rimangono che i titoli di alcune opere. Dopo di lui, le notizie sulla locale
comunità cristiana si diradano, fin quasi a scomparire; sappiamo che un certo Flacco di Gerapoli fu tra i padri conciliari a Nicea (325) e che dal 553 al 680 Gerapoli ottenne il titolo di Chiesa metropolitana.

  • Nella foto: uno dei due teatri di Hierapolis.
  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari paolini, Milano 2015