home  »  Luoghi  »  Cappadocia

Cappadocia

GÖREME
La poderosa attività eruttiva dell’Ercivash dagi (l’antico Argeo), il vulcano spento che sovrasta l’altopiano della Cappadocia occidentale dall’alto del suo cono nevoso (3916 m), ha formato la regione di Ürgüp, a cui appartiene Göreme, con le sue enormi stratificazioni tufacee e basaltiche. Intorno ai teneri tufi e ai duri basalti hanno giocato nei millenni piogge e nevi, torrenti e venti, e repentini sbalzi termici. Ne è risultato un paesaggio fiabesco, unico al mondo: obelischi, piramidi, torri e coni, che si assottigliano in pinnacoli e guglie assomigliando a strani giganti incappucciati, o si coprono di berretti basaltici dalle fogge più bizzarre. In questo mondo surreale di nero e ferrigno, di giallo e rosa, dal VI al XIII secolo monaci bizantini hanno scavato minuscole celle e singolari santuari rupestri. Le linee architettoniche ricavate nella pietra o particolari degli affreschi hanno concorso all’identificazione di questi luoghi di culto e monasteri.

ZELVE
In questo villaggio vicino ad Avanos si possono ammirare abitazioni troglodite, resti di monasteri e una moschea. Lungo la strada che porta a Zelve spuntano “camini delle fate” (così sono anche chiamate le tipiche formazioni tufacee) in un paesaggio meraviglioso.
Nel triangolo costituito da Zelve, Ürgup e Nevsehir si tovano le chiese rupestri più belle, denominate spesso in virtù di una particolarità architettonica o dal dettaglio di un affresco.

Le chiese rupestri
Imonasteri e le chiese rupestri che sorgono all’interno della Valle di Göreme costituiscono un unicum, dal quale non si può prescindere per conoscere il cristianesimo dei primi secoli. Le chiese e i monasteri della Cappadocia vennero scavati in gran numero fin dal tempo di san Basilio da Cesarea, alle origini del monachesimo sia cenobitico che eremitico, che nella regione si diffuse e prosperò con grande rapidità favorito anche dall’aspetto orografico e geologico del territorio.
I conventi, il cui numero è ancora difficile da precisare (sono almeno 150), hanno quasi tutti la stessa pianta e le stesse caratteristiche architettoniche. Sono costituiti da celle, cappelle, sale riunioni, refettori, cucine, dispense, ecc. Sorgono in genere intorno alle chiese, svariate decine, sparpagliate in tutta la zona. Lo schema architettonico più ricorrente di queste chiese rupestri è a una navata con volta a botte. Solo in un caso (la chiesa di Sant’Eustachio) la navata è doppia. Ugualmente rara la pianta architettonica a tre navate, solitamente usata per le chiese episcopali. Tra i principali complessi di Göreme è opportuno ricordarne alcuni:

Chiesa della fibbia (Tokali Kilise): è la più interessante e monumentale di tutta la valle. Sulla volta e sulle pareti laterali si possono si ammirare cicli di affreschi risalenti al 963 e raffiguranti la vita di Gesù ed episodi del Vangelo. Attorno alla chiesa si trovano alcune cappelle scavate nella roccia a diversi livelli, raggiungibili con scale di ferro (cappella di sant’Eustachio). Nei pressi dell’ingresso, un affresco rappresenta Daniele nella fossa dei leoni.

Chiesa della mela (Elmali Kilise): ha una cupola sorretta da quattro colonne e tre absidi,
una maggiore e due minori. Gli affreschi raffigurano Gesù Pantocratore (sulla cupola), scende della vita di Cristo (tra cui il battesimo, l’entrata in Gerusalemme, l’Ultima cena, la Crocifissione, il tradimento di Giuda) ed episodi dell’Antico Testamento. In uno degli affreschi un arcangelo è raffigurato con un globo in mano: poiché questa sfera assomiglia a una mela, la chiesa fu chiamata appunto Elmali Kilise (la chiesa della mela).

Chiesa del serpente (Yilani Kilise). Non ha colonne né cupole; ha un soffitto a volta e gli affreschi furono dipinti sui muri laterali. All’interno ospita anche una tomba. A sinistra dell’entrata sono raffigurati l’imperatore Costantino e sua madre Elena che tengono in mano la “vera croce”; in un altro affresco sono raffigurati san Giorgio e san Teodoro che uccidono il drago, rappresentato da un serpente (da qui il nome). A destra si trovano le figure di san Basilio, san Tommaso e sant’Onofrio. Chiesa di Santa Barbara. Ha una pianta cruciforme, un’abside centrale e due laterali; la cupola centrale è sorretta da due colonne. Sulla cupola nord un affresco raffigura il Cristo. Affreschi e disegni, in colore rosso, sono incisi direttamente sulla roccia. La decorazione del complesso risale al secolo XI: vi si ammirano le raffigurazioni di santa Barbara, san Michele e san Teodoro. Le decorazioni delle volte richiamano motivi geometrici, simboli e figure mitologiche

Chiesa “oscura” (Karanlik Kilisesi): è integrata al vicino monastero rupestre, a cui si accede mediante una stretta scala. La penombra ha garantito nel tempo la conservazione degli smaglianti colori degli affreschi che rivestono le cupole, le colonne, i sottarchi e le pareti.
Il luogo presenta una iconografia ricchissima: tra gli affreschi notevolissimi, che raccontano la vita di Gesù ed episodi del Vangelo, val la pena ricordare l’Annunciazione, il viaggio a Betlemme, la Natività, l’adorazione dei Magi, il battesimo nel Giordano, l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, l’arresto nel Getsemani, la Crocifissione, l’Ascensione.

Chiesa dei sandali (Çaricli Kilise): ha due colonne, la volta a crociera, tre absidi e quattro cupole. Contiene, tra i tanti, uno straordinario affresco che raffigura la nascita di Gesù, molto ricco di particolari (il bimbo fasciato, il bue e l’asinello, le due levatrici, il lavacro del neonato, i pastori e gli angeli, Giuseppe in disparte,l’arrivo dei Magi). Il nome si deve probabilmente ad alcune impronte che si trovano sotto il dipinto raffigurante l’Ascensione. I dipinti risalgono alla fine del XII secolo. Vale la pena di ricordare, da ultimo, la cappella di San Basilio, con tombe a fossa e arcosolii, decorata da un’immagine di Maria e da un san Giorgio col drago.

UÇHISAR.
Il villaggio-fortezza di Uçhisar permette ai pellegrini di ammirare dall’alto tutta la valle di Göreme. Salendo, attraverso i vari fori della roccia si possono contemplare favolosi scorci prima ancora dello spettacolare panorama che si vede dalla cima, sulla quale sventola la bandiera turca.

In questo ambiente il cristianesimo era già presente in età apostolica (cfr. 1 Pt 1,1). Al Concilio di Nicea (325) la Cappadocia è rappresentata da 5 corepiscopi (vescovi di campagna). L’importanza di questi luoghi per la religione cristiana è legata alla vita monastica che vi s’insediò. Gli spostamenti di mercanti, di soldati e di pellegrini che transitavano per queste valli diedero sempre più importanza alla zona. Solo nella valle di Göreme si trovano 300 chiese. La forma più antica delle tipiche chiese rupestri è quella basilicale, talvolta con tre navate. Nel periodo iconoclasta (VIII sec.) la decorazione si ridusse ad essere geometrica e simbolica, fino a che il secondo Concilio di Nicea (787) reintrodusse il culto delle immagini. Si sviluppò allora un’iconografia splendida che si ispira anche ai Vangeli apocrifi. La reputazione della Cappadocia venne accresciuta anche dalla fama di tre grandi teologi: Gregorio di Nazianzo, Basilio e Gregorio di Nissa

Gregorio di Nazianzo. Gregorio (330-389) passò la sua adolescenza a Cesarea di Cappadocia; condusse poi i suoi studi ad Atene con Basilio, il quale diede vita a una comunità monastica ad Annisoi, nel Ponto. In seguito abbandonò Basilio e preferì tornare alla casa paterna, sognando di poter condurre una vita più solitaria. Verso la fine del 361 venne ordinato presbitero dal padre, vescovo di Nazianzo. A distanza di una decina d’anni, sarà Basilio a imporgli la
consacrazione episcopale.

  • Nella foto: abitazione scavata nel tufo, Valle di Goreme.
  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari paolini, Milano 2015