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Basilica di San Giovanni
Selcuk

A Selçuk, sulla sommità della collina, sorgono i resti della grande basilica (m 110×40) a tre navate che Giustiniano eresse nel VI secolo sopra i resti di una precedente chiesa che custodiva le reliquie di san Giovanni Evangelista, morto vecchissimo a Efeso, e identificato da alcuni con il discepolo prediletto da Gesù (cfr. scheda “Le sette Chiese dell’Apocalisse”).

Le chiese dell’Apocalisse
Conosciute anche come le sette Chiese dell’Asia, sono indicate nei capitoli 2 e 3 del Libro dell’Apocalisse. Quando l’apostolo Giovanni, probabilmente durante il soggiorno sull’isola greca di Patmos, scrisse l’Apocalisse, esistevano già alcune centinaia di comunità cristiane in tutta l’Asia Minore. Molte di queste piccole comunità avevano imparato a soffrire sotto l’urto delle persecuzioni e si riunivano in gran segreto. Le sette comunità alle quali sono rivolte le lettere dell’Apocalisse non erano né le più grandi, né le più note del loro tempo.
La scelta di queste sette Chiese, nel linguaggio dell’Apocalisse, ha un contenuto simbolico e teologico. Sette è il “numero di Dio” e vuole indicare abbondanza, totalità, perfezione. Pertanto la scelta delle sette Chiese suggerisce il pensiero che l’autore abbia inteso rivolgersi alla Chiesa di Dio nella sua completezza. Tuttavia le località indicate nel testo biblico sono reali e in ciascuna di esse (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea) esistevano fiorenti comunità cristiane. Cosa resta oggi di quel passato

  • Nella foto: le rovine della basilica.
  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari paolini, Milano 2015