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Antiochia sull'Oronte
Hatay

Antiochia, capoluogo della provincia turca dell’Hatay, si trova nella valle dell’Oronte, alle falde del monte Silpio (509 m), a 28 km dal Mediterraneo.
Anticamente era chiamata “Regina dell’Oriente” perché ricca, colta, abbellita da grandiosi monumenti e da splendide opere d’arte. La sua posizione favorevole ne fece una città commerciale, in continuo movimento per il traffico delle carovane (via della seta) e l’attività del porto di Seleucia (oggi Samandag-Cevlik), collegato alla città dal fiume Oronte (detto in arabo “il ribelle” per il suo corso sud-nord, diversamente dagli altri fiumi nella regione).
Fondata nel 300 a.C. da Seleuco I, che la chiamò così in onore del padre Antioco e ne fece la capitale del regno, la città fu conquistata dai Romani nel 64 a.C. Dopo Roma e Alessandria, era la terza città dell’impero romano (nel I secolo d.C. contava già più di 300 mila abitanti). Nel IV secolo divenne sede patriarcale, mentre in quello successivo la Chiesa locale fu scossa dal conflitto fra nestoriani e monofisiti. Nel 637 la città, che non si era più risollevata dopo i terremoti del 526 e del 528, fu conquistata dagli Arabi. I Bizantini la rioccuparono nel 969, ma nel 1084 dovettero cederla ai Selgiuchidi. Nel 1097-1098 fu conquistata dai Crociati e divenne capitale di un principato normanno. Dopo la terza Crociata, il principato di Antiochia fu annesso dai Mamelucchi. Nel 1517 la città passò sotto il dominio degli Ottomani e vi rimase per tre secoli. Tornata nel 1939 sotto la sovranità turca, dopo essere stata per circa 20 anni incorporata alla Siria, divenne capoluogo di provincia.
La Chiesa cattolica di rito latino, che lungo i secoli non aveva mai perso di vista Antiochia, è tornata ad essere presente in questa città nel 1846 con i frati Cappuccini, oltre sette secoli dopo la partenza dei Crociati.

Antiochia fu il primo grande centro di diffusione del cristianesimo al di fuori della Palestina; la nuova fede vi giunse ad opera di giudeo-cristiani espulsi da Gerusalemme dopo il martirio di santo Stefano, e il numero di conversioni fu notevole. La vitalità della comunità antiochena spinse Barnaba a recarvisi, portando con sé anche Paolo. I due vi rimasero per un anno «e istruirono molta gente»; fu ad Antiochia, inoltre, che «per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani» (cfr. At 11,22-26). La comunità antiochena rimase per Paolo la Chiesa di appartenenza. Da qui, infatti, partì e qui fece ritorno nel primo viaggio insieme a Barnaba (cfr. At 13,2-3; 14,26-28); lo stesso avvenne per il secondo viaggio (cfr. At 15,36-40; 18,18-22) e per l’inizio del terzo (cfr. At 18,23). Ad Antiochia scoppiò inoltre la grande questione sui rapporti tra la nuova fede e il giudaismo: Paolo affermava con decisione la necessità di svincolarsi dalle pratiche ebraiche, in particolare la circoncisione. La polemica rese necessario che si recasse a Gerusalemme insieme a Barnaba. Qui il cosiddetto “concilio apostolico di Gerusalemme” gli diede ragione: i convertiti dal paganesimo furono dispensati dalla legge mosaica. Attraverso la questione, siamo anche informati della presenza di Pietro ad Antiochia: qui egli finì per limitarsi a frequentare fedeli provenienti dal giudaismo e a evitare i “pagani”. Paolo, cogliendo il pericolo insito in tale atteggiamento, lo redarguì pubblicamente (cfr. Gal 2,11)..

  • Nella foto: panoramica della città di Antiochia, vista dalla strada che porta alla Grotta di San Pietro.
  • © Edizioni Terra Santa, Turchia luoghi cristiani e itinerari