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L’esperienza di Dio nell’Islam

Introduzione

Un pellegrinaggio in Turchia è un ‘occasione propizia anche per approfondire la conoscenza dell’Islam che ha segnato e segna profondamente le dinamiche religiose e sociali di questo paese.

Negli ultimi decenni,  abbiamo assistito al crescere della presenza di immigrati musulmani anche nel nostro paese. Ciò ha fatto sì che la religione musulmana,  per un numero crescente di italiani,  non sia più solo un argomento di studio dei libri di storia, ma anche un elemento per conoscere meglio i propri vicini di casa o di banco. Non è nemmeno raro il caso di cristiani che si convertono all’Islam. Cerchiamo allora di capire gli elementi fondamentali di questa che è la seconda religione diffusa nel mondo (nonché la seconda religione del nostro paese).

I lineamenti essenziali dell’Islam

Un primo dato che occorre considerare è che la definizione stessa di religione applicata all’Islam è  riduttiva, poiché l’Islam non si concepisce come una religione, se per religione intendiamo un complesso di riti, norme, credenze che siano separate o separabili dalla vita politica, sociale ed economica. L’Islam infatti è una realtà onnicomprensiva in cui le distinzioni che hanno segnato il cammino della modernità,  come quelle tra scienza e fede o stato e religione, non hanno diritto di cittadinanza. Come mai?

Il fondatore

L’Islam compare nella penisola arabica nella metà del VI secolo grazie all’attività di Maometto. Questi nasce alla Mecca verso il 570, nella tribù dei Quràish. Rimasto orfano assai giovane fu educato da suo zio alla professione del mercante. Nei suoi frequenti viaggi,  conobbe la situazione economica e religiosa della penisola araba dei suoi tempi, segnata  dal politeismo, che aveva nella città della Mecca uno dei suoi principali santuari (lì si venerava la “pietra nera”, probabilmente un meteorite). Maometto conobbe anche il giudaismo e il cristianesimo che si erano diffusi anche nella penisola arabica. Dopo aver sposato una ricca vedova, Khadigia, insoddisfatto del politeismo della sua tribù si ritirò secondo la tradizione musulmana presso una grotta, dove ebbe una visione dell’angelo Gabriele, che gli comunicò la rivelazione di Dio contenuta nel libro sacro: il Corano. Da quell’esperienza egli trasse la conoscenza dell’esistenza di un unico Dio (Allah)  a cui ci si doveva sottomettere in atteggiamento di assoluta devozione, e da cui discendeva anche l’obbligo di combattere il paganesimo e il politeismo. E questo è ciò che fece Maometto che,  dopo essere fuggito dalla Mecca a causa dell’opposizione nata dal diffondersi del suo nuovo credo, si rifugiò a Yatrib (poi chiamata Medina = “La città del profeta”) . È qui che ebbe inizio l’Islam che conta da questo momento (Egira=16 luglio 622) il proprio calendario. A Medina, Maometto stabilì che l’Islam non sarebbe stata una religione tribale, ma bensì l’unità di tutti coloro che avrebbero riconosciuto la supremazia di Allah. In quest’epoca,  durata dieci anni,  egli fissò anche l’insieme di norme che dovevano caratterizzare la vita del fedele e della comunità islamica. Qui matura anche il distacco radicale dall’ebraismo e dal cristianesimo, di cui Maometto si considera il perfezionatore e il vero interprete. Dopo il soggiorno a Medina,  egli riuscì a conquistare la Mecca nel 630 e da lì ad imporre a tutta la penisola arabica la nuova religione. Morì a Medina nel 632 senza lasciare eredi maschi, nonostante avesse diverse mogli.

Sunniti e sciiti

Le prime divisioni cominciarono proprio per decidere chi dovesse essere il legittimo successore di Maometto. Per il  gruppo definitosi dei sunniti (fedeli alla Sunnah = tradizione)  esso  doveva essere Abu Bakr, il più fedele compagno di Maometto, mentre per gli eretici sciiti (Shi At = partito) esso doveva essere uno dei componenti della famiglia stessa del profeta, ovvero Alì marito di sua figlia Fatima. Appartengono a questo gruppo ancora oggi i musulmani dell’Iran. Questi si caratterizzano per una forte radicalizzazione dell’obbligo di diffondere l’Islam e dell’obbedienza dovuta al capo supremo politico-religioso del popolo, l’imam. Essi credono, infatti,  che gli imam discendenti della famiglia di Alì siano stati dodici. Ritengono che siano dotati di una scienza sovrumana, che siano impeccabili ed infallibili.  Ad essi solo, poi,  spetta la retta interpretazione della legge. L’ultimo dei dodici imam, Muhàmmad ibn al-Hàsan al Askari,  nato nel 869 d.C,  non sarebbe mai morto, ma si sarebbe occultato per poi apparire come messia e preparare l’avvento del giudizio finale. Durante la sua assenza ed in attesa del suo ritorno la comunità è retta da suoi inviati,  gli ayatollah, che si devono assicurare  che lo stato segua in tutto i principi dell’Islam, tra i quali spicca  il dovere di diffonderlo  in ogni parte del mondo e di combattere  la dispersione provocata dal colonialismo del mondo occidentale.

Il Corano

Il Corano è il testo fondamentale  della religione musulmana. La parola significa «recitazione», poiché essenzialmente va letto e proclamato ad alta voce. A differenza della Bibbia, non è considerato “ispirato”, bensì “dettato” direttamente da Dio, parola per parola, al suo profeta. In quanto il Corano appartiene all’essenza stessa di Dio, è coeterno come tutti i suoi attributi. Si potrebbe dire che il ruolo che nel cristianesimo è assegnato al Verbo, la seconda persona della Trinità,  nell’Islam è ricoperto dal Corano. Per questo, esso non è soggetto ad alcuna opera di interpretazione o di traduzione, ma deve essere solo diffuso. È questo il motivo per cui l’islam,  anziché tradurre il Corano in altre lingue,  preferisce diffondere la conoscere dell’arabo.

È un testo considerato infallibile e l’uomo non lo può alterare. Il Corano rappresenta quindi la rivelazione definitiva che Dio ha fatto all’uomo a cominciare da Abramo fino a Maometto. Il Corano è diviso in 114 capitoli (surah) collocate in ordine di grandezza decrescente. Le prime,  più lunghe, sono quelle del periodo medinese, mentre al termine troviamo quelle più corte, anche se più antiche,  del periodo del soggiorno alla Mecca.

La prima sura del Corano

La prima sura del Corano è detta anche «Madre del Corano» «Tesoro», «Guaritrice». Composta attorno al 612 d.C, nel periodo meccano di Maometto. Essa è ripetuta non meno di venti volte al giorno nelle preghiere rituali e nei momenti più importanti della vita privata e pubblica  del fedele musulmano.

«Nel nome di Dio, clemente, misericordioso!

Lode a Dio, Signore dell’universo,

clemente, misericordioso,

re del giorno del giudizio!

Te solo adoriamo, te solo invochiamo in aiuto.

Guidaci sul retto sentiero:

il sentiero di coloro che hai colmato dei tuoi favori,

contro i quali non sei adirato,

e che non vagano nell’errore»

I principi fondamentali

Islam significa «sottomissione» a Dio percepito come l’unico e l’assoluto. Tale atteggiamento si concretizza innanzitutto nella fede,  che il musulmano deve avere nei confronti del profeta Allah  e di ciò che egli ha detto e insegnato. Il suo atto di fede è rivolto quindi non tanto a Dio,  che resta inaccessibile, quanto piuttosto  alla sua Parola rivelata nel Corano. Tale fede costituisce il primo dei cinque pilastri su cui si regge l’Islam. Gli altri quattro sono la preghiera, l’elemosina rituale, il digiuno nel mese di Ramadàn e il pellegrinaggio.

La preghiera è sia comunitaria che personale. Entrambe sono minuziosamente regolate. Ogni giorno il fedele musulmano prega cinque volte, seguendo il ritmo del sole e quindi all’alba, a mezzogiorno, a metà pomeriggio, al tramonto e a notte avanzata. Per gli uomini è poi obbligatoria anche la preghiera comunitaria del venerdì nella Moschea. Per compiere la preghiera,  il fedele deve essere in stato di purità, quindi è necessario premettere alla preghiera delle abluzioni. Durante la preghiera, che deve esser fatta rivolta ad oriente  in direzione della Mecca, vengono recitate alcune formule accompagnate da gesti del corpo che hanno importanti significati spirituali, come la prostrazione che esprime un atteggiamento di umiltà nei confronti della maestà di Allah. L’elemosina è divenuta con il tempo un’imposta legale ed obbligatoria, anche se viene raccomandata al pio musulmano come pratica volontaria. Nel mese di Ramadan (nono mese del calendario lunare), in cui si ricorda il dono del Corano,  viene osservato uno stretto digiuno,  che comprende l’astensione da ogni tipo di cibo e bevanda lungo tutto l’arco della giornata, nonché l’uso di tabacco, profumi e l’astensione dai rapporti sessuali. Infine il pellegrinaggio alla Mecca, almeno una volta nella vita,  è considerato un obbligo per tutti i musulmani adulti e sani.

La «guerra santa» (gihad)

Uno dei concetti che frequentemente vengono associati all’Islam è quello di «guerra santa», che per alcuni interpreti deve essere inserito tra i suoi stessi principi fondamentali. Nella tradizione musulmana sciita, si distinguono due gihad: la  «grande gihad», equivalente al combattimento spirituale, allo «sforzo»,  (significato letterale del termine gihad),  che ciascun fedele deve fare contro se stesso per cercare di essere il più possibile fedele ai principi dell’Islam e la «piccola gihad», che implica invece l’impegno di diffusione dell’islam attraverso l’invito alla conversione, invito che se respinto  può essere propugnato anche con le armi.

  • Testo di Marco Tibaldi
  • Foto di Felice Antignani, interno di Hagia Sophia.