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Il diluvio

Nell’inondazione della terra, provocata dalle acque torrenziali del diluvio, che, durante quaranta giorni, la ricoprono interamente per centocinquanta giorni (Gen 7,17-24), contempliamo l’equivalente simbolico della desertificazione del giardino, presentata come conseguenza del peccato umano, in Gen 3,17-19.23. Deserto e inondazioni sono i simboli del disordine e dell’insensatezza di un elemento essenziale della creazione della terra: l’acqua. Diluvio e deserto rappresentano l’opposto dell’azione separatrice, creatrice e chiarificatrice di Dio, sorgente di distinzione e di bellezza delle cose. La pioggia devastatrice s’impone necessariamente a Dio (il quale, da parte sua, non la vuole).

Dio, infatti, non è colui che fa piovere per punire. La pioggia è la conseguenza naturale della confusione prodotta dai peccati umani. Dio è, piuttosto, colui che inventa Noè con la sua arca per salvare tutta la creazione originaria (Gen 6,8–7,16), e darle continuità attraverso un regime universale di alleanza istituita con un singolo uomo (Gen 8,15–9,17). Noè, il “Consolatore”, diventa un supremo simbolo personale di riconciliazione nel tempo dell’ira, messaggero di giustizia e principe dell’economia universale di tutte le alleanze storiche (Sap 10,4; Sir 44,17-18; 2Pt 2,5). L’arca e l’arco sulle nubi sono il segno della volontà paziente e tenace di Dio nel riparare e contenere gli effetti devastatori del diluvio (Gen 9,8-17).

Dio rimane fedele alla sua creazione. Egli non abbandonerà mai la terra e non cancellerà mai l’umanità. Il popolamento della faccia della terra continua (Gen 10), nonostante che la morte faccia strage in mezzo all’umanità, e nessuno riesce a distruggere la creazione, pur devastata dai peccati, che Dio ha fatta bella e buona.

Il mondo bello e buono di Dio risulta inquinato e reso ambiguo, miscelato di bene e di male inconciliabili tra loro, dai peccati personali degli uomini, che vanno però a confluire e collegarsi in un macro-peccato generale, collettivo, un “sistema” di peccato, rappresentato dal diluvio. Rimangono aperte agli esseri umani DUE VIE da percorrere nel creato: la via della VITA o la via della MORTE (Dt 30,15-20).

È questa la proto-storia (permanentemente storica) dell’umanità, la parabola di Dio e dell’uomo, in cui si iscriveranno progressivamente i diversi momenti della “sinfonia della salvezza”, che Dio sta scrivendo nel libro della vita.